Se un cane potesse parlare.Quando descrivo qualche episodio che riguarda gli animali faccio sempre la solita premessa. Cioè quella di non voler enfatizzare il racconto perché qualcuno,apatico a tutto,potrebbe obiettare che ci sono problemi molto più importanti da trattare. Anche ...
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Festa di San Giuseppe Salaparuta
Altari di San GiuseppeTra tradizioni e devozioni.Comune di Salaparuta Agli inizi del terzo milennio,quando la tecnologia ha preso il sopravvento in ogni campo ,la nostra Associazione tenta di salvare quelle tradizioni che diversamente andrebbero perse,visto che la realizzazione degli altari era legata a promesse fatte,dalla gente, per grazia ricevuta.Oggi sono sempe meno le persone che hanno "U VOTU",o per tempi di realizzazioni troppo lunghi o per costi decisamente rilevanti.Grazie alla attiva collaborazione dei salitani,riuniti nei comitati di quartiere,si è riusciti in questi anni con la coordinazione di questa Associazione a realizzare in tre diversi luoghi del paese tali strutture con regole e strutture tradizionali STRUTTURA E SIMBOLOGI DEGLI ALTARI DI SAN.GIUSEPPE A SALAPARUTA L'altare di san Giuseppe nasce dall'esigenza spontanea di del cuore di ringraziare il Signore per i benifici,ordinari e strarordianri,che concede alla nostra vita,per intercesione del Patriarca San giuseppe,il "Santo della Provvidenza"che,insieme alla Beata Vergine del Piraino,è Patrono di Salaparuta.Gli altari si inseriscono nell'ambito dei festeggiamenti in onore del santo che preceduto dai "nerculi"(Mercoledì),messe quotidiane che iniziano il primo marzo,entrano nel vivo la sera del 18 ,quando al termine dei vespri, durante i quali il sindaco affida il paese a S. Giuseppe,si compie,quasi in processione, la visita ad ogni altare davanti al quale,per indicare la sacralità ci segna devotamente la croce.La parola "Altare" deriva dal latino altus,cioè luogo elevato,ed è proprio l'elevazione che rappresenta l'innalzamento da Dio della nostra offerta,di tutto cio' che siamo,in virtu,di quel processo circolare per cui la vita,che viene da Dio,ritorna a lui,alla ressurezione e vita piena,attraverso il percorso salvatico di sofferenza e morte vissuto da Cristo,dio vero e uomo altrettanto vero.Il mistero della vita umana e divina di Gesù è richiamato costantemente nella struttura e nella simbologia del tipico altare di S.Giuseppe di Salaparuta,che ci ricorda come il voto ,la "prummisioni",si scioglie a Dio,del quale unico mediatore è cristo,e non a S.Giuseppe che,seppur potente,è intercessore,pertanto,ogni estromissione,ma nonostante,alterazione o ,addirittura,stravolgimento della struttura rituale tramandatoci dagli antichi (che la elaborano dopo anni di vera e propria meditazione),finirebbe per offuscare il senso profondo di ogni altare che è un atto di fede vero e proprio,ma che si ridurebbe ad uno sterile atto di devozione. L'altare,che una volta benedetto non viene lasciato incustodito neppure la notte,è costituito da un quadro appeso alla parete su una coltre ricamata,due veri e propri alberi di alloro addossati alla parete su cui sta il quadro e che incorniciano la coltre,un piccolo gradino e tre gradoni addossati pure alla parete che,partendo dal quadro ,in misura crescente,vanno a poggiare su di un grande ripiano,la "tavulata",davanti al quale stanno,al centro,una piccolissima mensa,la "buffettta"(dal francese buffet),della Chiesa,e dalla morte di Cristo,apparente sconfitta,che è preludio di vita e di resurrezione. Questa statua ci ricorda che ogni altare nasce da una esperienza di dolore affrontata e superata in forza della fede. La "spera"E' un ostenserioche ricorda la presenza costante qui in terra di Gesù nel SS.Sacramento. E' composto da due strati di pasta dolce bianca che racchiudono un impasto di fichi secchi tritati. Uno strato si presenta finemente intagliato in modo da far intravedere l'impasto di fichi che fa da contrasto alla bianchezza della pasta. L'intaglio è caretterizzato da un disegno continuo che,esclusi i raggi,ricopre l'intera superfecie ed è costituito,nella tradizione originale salitana, da un susseguirsi di gigli. Il giglio è un antico simbolo di luce divenuto,in ambito cristiano,segno di purezza, innocenza, verginità e,pertanto,indica tutte e tre i componenti Santa Famiglia e ci invita ad essere puri per poter partecipare alla vita di grazia (il disegno è continuo perchè continua fu la purezza di Gesù, Giuseppe e Maria e continua deve essere la nostra)"JHS"(jesus Hominum Salvator) che significa Gesù,Salvatore degli uomini. I CUORI. Composti allo stesso modo della "spera",sono due e recano intagliate generalmente le lettere G:M:G:(cioè Gesù,Maria,Giuseppe).Indicano l'amore tra i componenti della Santa Famiglia che a ragione sì può dire fossero "un cuor solo e un'anima sola"e sono un invito a riempire dello stesso amore la nostra esperienza familiare. Secondo un'altro filone tradizionale,in un cuore si incide "W S:Giuseppe" e nell'altro "W Maria" per indicare l'amore che Giuseppe e Maria nutrirono per Gesù.IL PANE E' forse l'elemento più presente nell'altare, perchè il più rappresentativo della festa di S. Giuseppe, in quanto costituisce l'elemento fondamentale per ogni uomo e di conseguenza il dono quotidiano della Provvidenza Divina. molte persone,invece dell'altare usano promettere al Santo solo il pane e lo dividono,di casa in casa,nei giorni precedenti alla festa. Si presenta nella forma comune di"PITITTU"(dal francese "petit",piccolo) e in questa forma viene distribuito ai visitatori in gran quantità,ma anche come "CUCCIDDATU".I cuciddata sono vere e proprie ruote di pane che devono essere almeno tre (la Santa Famiglia),ma possono essere anche di più,in base al numero dei "santi",i bambini che mangeranno all'altare(dei quali i primi tre rappresentano Gesù. Maria e Giuseppe,mentre gli eventuali altri saranno S .Anna, S. Gioacchino etc.)queste forme di pane sono poste sui gradoni e recano al loro interno dei simboli:LA CROCE,LA PALMA,E IL BASTONE,costituiti allo stesso modo della "sfera".La Croce si pone all'interno del cucciddatu che occupa il centro dell'altare proprio sotto la sfera e indica Gesù(reca incisa la sigla INRI, cioè (Gesù nazzareno re dei Giudei),la palma che indica la Madonna e il Bastone,simbolo di S.Giuseppe sono posti all'interno dei cucciddata che si trovano ai lati di quello che contiene la croce,non necessariamente sullo stesso gradone.La forma rotonda dei cucciddata che non ha,cioè ,nè inizio nè fine,è simbolo del tempo e dell'infinità e quindi della continuità della Provvidenza Divina nella nostra vita garantita da Maria e Giuseppe e mediata da Gesù.In altre parole, la croce,la palma e il bastone inseriti ciascuno in un cucciddatu, significano che grazie a Gesù,Maria e Giuseppe il nutrimento quotidiano non ci mancherà mai. I cucciddata, dopo il pranzo,vengono portati a casa dai "santiforma significativa di pane e la "VASTEDDA", collocata al centro della mensa su cui mangeranno i "santi",che riproduce tre uccellini(il numero dovrebbe variare al variare dei "santi"che beccano in un cesto e sono circondati da frutti e primizie varie:questi ricordano la gratuità della Provvidenza e richiamano direttamente il passo evangelico in cui Gesù dice:< Guardate gli uccelli del cielo:non seminano, nè mietono,né ammassano nei granai;eppure il Padre vostro Celeste li nutre. Non Contate voi,forse più di loro?>(Mt 6,26).I PAVONI Sono della stessa pasta della "sfera"e rappresentano,nella tradizione cristiana,il Cristo,sole intramontabile ed immortale e ricordano anche la gioia nella vita della'Aldilà. sono posti accanto alla"sfera",ma non sempre ci sono,in quanto nel tempo, tavolta ,la tradizione dei "pai" si è interrotta per ricominciare in modo discontinuo. IL BAMBINELLO E' una statua di Gesù bambino che si colloca al centro della "tavulata", sotto l'ultimo gradone,e sta ad indicare che,dopo la meditazione dei misteri rappresentati nel percorso discendente dal quadro,è necessario che Cristo nasca nella nostra vita perchè possiamo partecipare alle delizie della vita e di grazia(delizie rappresentate dagli innumerevoli svariati dolci presenti sul ripiano IL VINO ROSSO Se ne pone una bottiglia sulla mensa insieme ad una brocca d'acqua ma,a differenza di questa,è carico di un significato profondo che supera quello di semplice accompagnamento al pasto. Richiama infatti il vino che divenne sangue nelle mani di Cristo durante l'Ultima Cena e che lo diviene in ogni celebrazione Eucaristica:quest'accettazione è significata dal nastro che si lega alla bottiglia che è di colore rosso,il colore usato nella liturgia della chiesa per indicare spargimento di sangue. LE BROCCHE CON ACQUA E VINO Sono in genere due e sono poste sul ripiano. Per la particolare preparazione,il vino aggiunto all’acqua non si mescola con essa ma rimane perfettamente distinguibile. Indicano il sangue e l’acqua che sgorgarono dal costato di cristo ma anche l’acqua che Gesù cambiò in vino alle nozze di Cana. SPICCHI DI ARANCIA Si tratta di tre spicchi di arancia staccati nella parte stretta ma uniti nella parte esterna sui quali poggia un rametto di “balacu”(viola cocca)e che sono posti in un ciascun piatto in cui mangeranno i “Santi”.Poiché sono distinti ma non del tutto divisi indicano la Trinità e l’Unità di Dio,grazie al quale noi viviamo. LE PECORELLE PASQUALI di pasta reale Con chiaro riferimento a Cristo,agnello immolato per noi,ricordano che la Pasqua è ormai imminente. Possono essere sostituite con dei “connatura” tipici dolci pasquali con le uova. LE BOCCE CON PESCI VIVI. Costituiscono un’antica tradizione non sempre rispettata e si riferisce direttamente a Cristo poiché”pesce”, in grego, si dice “ICTYS”e le lettere di questa parola formano le iniziali della frase”Gesù Cristo, Figlio di Dio,Salvatore”(Jesous Christos Theous Yios Soster).Il pesce è un simbolo usato dai primi cristiani e negli altari viene riprodotto anche con la stessa pasta della “spera”. LA SCARPA Di composizione uguale alla “spera” è il simbolo della libertà dei figli di Dio,poiché,nell’antichità classica,era privilegio degli uomini liberi,mentre gli schiavi andavano scalzi. IL PANIERE Anche questo riprodotto con la pasta bianca e i fichi,indica la disponibilità ad accogliere la grazia di Dio. Come ben vedere,l’impianto dell’altare è perfettamente Cristo centrico,cioè il dentro è occupato dai riferimenti alla vita di cristo( di cui,a dire il vero è costellato l’intero altare),pertanto il lato destro e quello sinistro devono essere perfettamente simmetrici in modo da convogliare lo sguardo del visitatore verso il centro,perciò anche le statuette devono essere accoppiate rispettando la simmetria,come se si guardassero allo specchio(cioè San Giuseppe Con San Giuseppe,Madonna Con Madonna,ecc.)dal pranzo di San Giuseppe,e quindi dall’altare,sono esclusi i prodotti animali(carne,pesce,ecc.)poiché il 19 marzo è la festa della terra e dei suoi prodotti e questo spiega perché oltre ai dolci al pane e alla frutta,sull’altare e in particolare sui “mezzitondi “sono presenti finocchi,asparagi,cardi e cavolfiore,crudi e cotti(fritti e cosparsi di zucchero per indicare la dolcezza dei doni di Dio) che,dopo aver fatto bella mostra la sera del 18,saranno consumati nel giorno della festa dopo la pasta,condita con sugo di pomodoro(simbolo di fertilità) a cui viene aggiunto del cavolfiore e del finocchietto selvatico,e ricoperta di mollica abbrustolita e zuccherata(è consuetudine,dopo il pranzo dei “Santi” che mangiano a porte chiuse serviti dai padrone di casa il quale prima di farli sedere lava loro le mani con vino,distribuire la pasta benedetta agli ammalati,alle persone in lutto e a chiunque non possa uscire di casa:chi riceverà la pasta non deve lavare il piatto perché ogni lavoro spetta a chi ha fatto l’altare).I dolci poi che spiccano sul ripiano sono di sorprendente quantità e varietà,ma il dolce tipico della festa di S. Giuseppe è la pignolata che,da uno studio precedente,pare derivi dai “mylloi”(dolci di sesamo e miele usati nell’antichità per le feste di Demetra e Core)proprio perché ricoperta di miele;il nome lo trae dalla caratteristica forma di pigna anche se tavolta assume la forma di un vero e proprio cono che nella simbologia spirituale indica il processo di elevazione dalla materia allo spirito,dalla terra a Dio. Tutto questo (insieme al lavoro che ci sta dietro) è l’altare di S. Giuseppe, che dura lo spazio di ventiquattro ore ma che dentro di noi può lasciare il segno per una vita intera,se umilmente sappiamo far testo degli insegnamenti che esso ci trasmette e sappiamo imitare i modelli che ci propone. Giuseppe e Maria,che hanno posto Gesù al centro della loro vita,ci invitano e guidano a dare posto che gli spetta,nella nostra esistenza,a quel Dio che per salvarci ha offerto pure suo Figlio e ci ha dona quanto serve alla nostra vita fisica e spirituale con la massima gratuità,perché noi ne facciamo parte ai fratelli. Questo è per noi un dovere,e ce lo ricorda Gesù con le parole:”Gratuitamente avete ricevuto,gratuitamente date”(Mt10,8);pertanto,quando si offriranno i dolci,il pane e i ceci “caliati” è bene ricordare loro che tutto è stato preparato appositamente per essere distribuito,che “pì San Giuseppe grazie ‘un si dici”.Tutto ciò è stato redatto da fra Giuseppe Sanzone.